A tutti è capitato di confrontarsi almeno una volta nella vita con un amico o un parente gravemente malato. Spesso il malato giace in un letto d'ospedale ed attorno a lui tutti si danno da fare velocemente e con efficienza per lottare contro la malattia.
Ma chi si avvicina alla fase ultima della vita, chi si confronta con una guarigione non più possibile, chi percepisce che il tempo rimasto è limitato e quindi estremamente prezioso, che risposte ottiene? Questo è il momento in cui l'attenzione deve tornare dalla malattia alla persona, che ha il diritto di essere accompagnata con umanità e nel rispetto della sua dignità e libertà.
Da tempo in Europa si sono diffuse le cure palliative, che nascono dalla necessità di stare accanto ai malati inguaribili ed alle loro famiglie in un momento in cui il dolore, nelle sue diverse componenti fisica, psicologica, sociale e spirituale, richiede risposte rapide ed adeguate. L'obiettivo è quello di restituire ai malati ed ai loro familiari la possibilità di vivere nel miglior modo possibile, avendo prima di tutto la certezza di non essere lasciati soli in un momento così difficile.
In futuro il numero di pazienti bisognosi di cure palliative crescerà in modo significativo, poiché le persone affette da patologie spesso inguaribili come tumori, malattie neurologiche e cardio-respiratorie risultano in costante aumento, grazie anche ai notevoli progressi compiuti dalla medicina che consentono di prolungare i tempi di sopravvivenza.
La difficoltà con cui ancora oggi si parla di cure palliative e la loro scarsa conoscenza da parte non solo degli utenti, ma spesso anche di molti sanitari, sono la conseguenza di una cultura che tende a rimuovere il più possibile dagli occhi e dalle parole tutto ciò che riguarda la fine della vita ed il processo del morire.
Cicely Saunders, fondatrice delle cure palliative moderne ed in particolare del movimento hospice, ci ha insegnato a non fuggire davanti alla sofferenza di una persona malata, ma a prenderci cura di lei con competenza ed affetto. Questa prospettiva di solidarietà della medicina e quindi della società nella cura della persona inguaribile è l'unica strada che permette a tutti coloro che giungono alla fase finale della vita di continuare ad essere se stessi fino all'ultimo istante, poiché la profondità del tempo è più importante della sua durata.